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Statuto


Lo Statuto                                        
STATUTO del RISORGIMENTO MERIDIONALE PER L’ITALIA
Articolo 1 (DENOMINAZIONE – SEDE – DURATA)
L’Associazione Politica “RISORGIMENTO MERIDIONALE PER L’ITALIA”, di seguito indicata come l'Associazione, opererà nel rispetto delle leggi nazionali vigenti, delle norme del codice civile, nonché sulla base dei principi costituzionali. La sede del partito è stabilità in Gioia Tauro (RC).
Potranno essere istituite sezioni, coordinamenti ed altre forme di articolazione territoriale anche in altre città d’Italia o all’estero mediante delibera del Consiglio Direttivo. Nello specifico la struttura interna è così articolata: 1. Sezioni Territoriali; 2. Comitato Scientifico Nazionale; 3. Internazionale; Apposito regolamento disciplinerà le funzioni di ciascuna articolazione interna della struttura organizzativa.
 L’associazione è disciplinata dal presente Statuto e dagli eventuali successivi regolamenti approvati su delibera del Consiglio Direttivo. La durata dell’associazione è illimitata e potrà essere sciolta solo con delibera dell’Assemblea straordinaria.
Articolo 2 (MANIFESTO)
Di fronte alla demolizione delle condizioni di vita delle classi medie, all’esclusione materiale e culturale dei ceti proletari e all’aumento della povertà nell’Italia intera, l’associazione politica-culturale Risorgimento Meridionale per l’Italia (R.M.I.) ritiene che sia giunto il tempo di organizzare una reazione consapevole ed efficace.
R.M.I. propone innanzitutto una diversa rappresentazione del degrado che ci circonda che aiuti a definire una proposta che ponga rimedio alla drammatica lacerazione del tessuto sociale del Paese.
Intorno a noi troviamo solo sconforto, confusione e senso d’impotenza, cui si somma il terrore che un eventuale tentativo di reazione potrebbe solo peggiorare la situazione. Occorre invece abbandonare la paura, il sentimento su cui i pochi beneficiari di tali squilibri fondano potere e ricchezza.
La prima battaglia da vincere è dunque quella contro la paura. Esistono passaggi storici che richiedono scelte coraggiose: il tempo presente è uno di quei momenti.
R.M.I. reputa che la società italiana abbia diritto ad aspirare a una società diversa, una società che si potrà costruire dopo aver sconfitto la complicità tra conservatori e falsi innovatori, entrambi legati alle élite finanziarie europee e mondialiste, che insieme stanno togliendo il futuro ai nostri figli e depredando il nostro Paese.
La proposta di R.M.I., che non ha natura accademica, intende definire un percorso che porti gradualmente al cambiamento radicale dello scenario politico. A tal fine verrà messa a punto un’agenda precisa che modifichi in tempi ravvicinati le condizioni di vita delle fasce deboli del Paese.
L’obiettivo di questo Manifesto non è contrapporre il Sud al Nord, poiché la sofferenza delle classi subalterne non conosce latitudini, ma identificare un percorso a favore di tutti gli italiani sfavoriti, abbandonati, emarginati, ovunque essi si trovino, un percorso che apra la strada allo stesso tempo a un futuro diverso per tutti i cittadini di questo Paese.
Se R.M.I. avrà il sostegno che merita, avanzando con coraggio e chiarezza d’idee, il cammino per far uscire il Paese dall’attuale depressione economica e sociale non sarà un miraggio.
Siamo oggi di fronte al rischio tangibile di una mezzogiornificazione di tutta l’Italia, un destino che le oligarchie finanziarie della cosiddetta Unione Europea (con il sostegno degli assoldati media italiani) rincorrono ogni giorno sul piano istituzionale ed economico, con l’intento di mettere le mani sulla ricchezza dell’Italia, minacciando al contempo il benessere di tutti.
Tali oligarchie si servono della tecnocrazia europea (un sofisticato apparato burocratico a guida tedesca, che gode di privilegi inimmaginabili per poveri del Sud), mentre pianifica di riservare all’Italia lo stesso trattamento che il Piemonte aveva riservato al Meridione un secolo e mezzo fa, attraverso l’asservimento politico e il sistematico depredamento delle sue risorse. Tuttavia, mettendo da parte un tema che sarebbe divisivo tra italiani del Nord e del Sud, non dobbiamo farci distrarre dalle priorità della scena politica odierna.
La nazione italiana – risultato di secoli di interazione linguistica, valori e costumi - deve restare unita, tenendo conto che i popoli sono generati dai processi storici e non da posture utopiche di europeisti immaginari. Questi ultimi del resto, con una condotta da anni improntata alla massimizzazione dei profitti delle élite, hanno distrutto persino l’ideale di un’Europa unita, che entro i limiti delle diversità nazionali e di Stati democratici sovrani, potrebbe un giorno risorgere, a determinate condizioni, sulle ceneri dell’attuale Disunione Europea.
Non si deve poi confondere sovranità con sovranismo, così come nazione è intuitivamente un termine diverso da nazionalismo. Proprio coloro che sostengono le attuali ingiustizie distributive e di potere nell’odierno assetto politico europeo meritano la definizione di sovranisti-nazionalisti (in buona sostanza la Germania e i suoi satelliti), contri i quali R.M.I. intende muovere una battaglia politica e di pensiero. Non dovremmo dimenticare che sono queste élite che ci hanno sottratto persino la libertà di decidere l’utilizzo delle nostre risorse, un diritto per il quale si sono immolati nei secoli milioni di europei (le leggi dell’UE, si ricorda, non sono approvate da un inconsistente Parlamento europeo, ma dalla Commissione e dal Consiglio, vale a dire da funzionari non eletti).
R.M.I. punta poi al recupero e alla promozione della dimensione statuale (lo Stato con la prima lettera in maiuscolo), il solo ambito nel quale possono trovare adeguata tutela i diritti e il benessere dei cittadini.
R.M.I. è consapevole che i rapporti internazionali rimangono fondamentali, e che occorre confrontarsi con il mondo intero. Il punto di partenza, tuttavia, rimane lo Stato, che deve riappropriarsi della sovranità politica e monetaria, senza la quale non gli sarà possibile tutelare gli interessi fondamentali della propria gente, come del resto avviene nella stragrande maggioranza delle nazioni al mondo.
Nel secolo scorso, i termini Patria, Stato o Nazione sono stati abusati dai fascismi di varia estrazione e ne va dunque tenuto conto. È tuttavia evidente che R.M.I. respinge alla radice tali esperienze e ogni abuso lessicale improprio, rifiutando ogni legame con ogni sciovinismo di sorta. Allo stesso tempo R.M.I. respinge fermamente la nozione di vincolo esterno, che oltre a delegare a forze extra-nazionali la tutela degli interessi fondamentali del paese, presuppone l’interiorizzazione del senso di inferiorità degli italiani nei confronti di altri popoli, specie quelli del Nord Europa, esibiti quali esempi ingiustificati di perfezione politica e virtù sociali.
Andrebbe poi restituito al mittente il ricorso a una terminologia umiliante, quale ad esempio Piigs, vale a dire maiali, acronimo che identifica Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, accusati (da chi poi?) di non voler ripagare i propri debiti e non saper gestire le proprie risorse, in realtà perché intrappolati in una gabbia costruita ad hoc dalle stesse élite accusatrici.
Il Manifesto di R.M.I. dunque partendo dalla parte più indigente del Paese, che non è per questo quella meno consapevole, si rivolge in realtà al Paese intero.
Dopo la caduta del Muro di Berlino un intellettuale americano, Francis Fukuyama, affermò che la storia era finita, volendo significare che il confronto tra diverse ideologie si era conclusa con la vittoria del libero mercato e della democrazia politica. Se è vero che il vecchio ordine mondiale fa sentire qualche cigolio, non sappiamo però se uno nuovo stia per nascere o se invece quello vecchio stia camaleonticamente cambiando pelle per preservare lo status quo.
Il piano geopolitico
Una falsa rappresentazione mediatica divide i presunti europeisti dagli antieuropeisti, anch’essi altrettanto improbabili. I primi vengono dipinti dalla grande stampa come genuinamente sensibili alle sofferenze della popolazione, mentre sono in realtà tra i massimi responsabili del disastro europeo (la Commissione, la tecnocrazia europea, i leader dei paesi oppressori). I secondi sono definiti antieuropeisti-populisti (una mescolanza di posizioni diverse), i quali seppure da differenti livelli di responsabilità hanno sposato la politica dell’immobilismo, senza ridurre la povertà e l’umiliazione dei ceti marginali rivitalizzare i servizi sociali ormai in caduta libera o disegnare un futuro diverso per i giovani italiani. R.M.I. reputa che vi siano oggi le condizioni per una riscossa sociale proprio partendo dal Sud, attraverso una diversa politica economica e un piano nazionale di investimenti infrastrutturali che porti lavoro e benessere, sconfigga la disoccupazione e assicuri servizi sociali adeguati a chi ne ha bisogno. A questo fine, è presupposto imprescindibile lo smantellamento dell’attuale assetto europeo, vero e proprio tappo che rende inerte ogni progetto di politica economica espansiva, una prospettiva questa alla portata della forza del Paese, se si riuscirà a vincere quella macchina mediatica che diffonde al riguardo notizie terroristiche. La riconquista della sovranità monetaria consentirà di creare o ricreare i servizi sociali e concretizzare un piano di infrastrutturazione strutturale del Sud e investire massicciamente nella ricerca e nelle tecnologie del futuro. Se lo Stato potrà generare un lavoro stabile per i milioni di disoccupati/sottoccupati, la crescita economica sarà solida, tornerà la speranza nelle aree depresse e si potrà immaginare un Paese che lavorerà con la comunità internazionale a costruire un futuro migliore per tutti. Alcune condizioni per ottenere tali risultati sono già disponibili nel Paese, altre vanno rafforzate e altre ancora ricostruite da zero: attivare giovani ricercatori, far crescere università e istituzioni di ricerca di qualità, sostenere nicchie industriali d’avanguardia che oggi sono preda facile delle multinazionali straniere, cambiare alla radice un’Amministrazione Pubblica obsoleta con l’innesto di giovani selezionati quale motore di un vero cambiamento, e altro ancora. La classe politica – transitoria per definizione – deve far crescere la dimensione statuale, essendo lo Stato il baluardo della democrazia e della formazione/distribuzione di ricchezza in una società moderna. Uno Stato efficace deve mantenere una solida e stabile presenza nell’economia a tutela dei settori fondamentali della vita dei cittadini e dei beni pubblici inalienabili. Questa finta Unione Europea ha spogliato i paesi membri delle loro prerogative fondamentali (basti pensare alla legge di bilancio che, a dispetto dei principi della Costituzione frutto della storia antifascista del nostro Paese, deve ottenere il via libera da organi stranieri e non eletti, Commissione Ue e Banca Centrale Europea, a loro volta pilotate dal Nord Europa) e dove invece del principio di solidarietà e di un’equa distribuzione della ricchezza prodotta, vige la legge della giungla, vale a dire quella del più forte.
R.M.I. ritiene che su questo percorso – per ragioni di massa critica – occorre individuare gli alleati di strada che condividano la priorità fondamentale, vale a dire il recupero della sovranità della moneta, che con i Trattati UE è stata sventuratamente delegata a soggetti stranieri.
Una volta raggiunto tale obiettivo, le scelte di politica economica dovranno privilegiare le aree arretrate del Paese, la creazione di infrastrutture avanzate, forti investimenti in istruzione e nella ricerca a tutti i livelli, a partire dalle aree depresse, per costruire un paese equilibrato nei redditi e nella qualità di vita.
I presunti europeisti sono quelli che hanno seminato inimicizia tra i popoli europei, contrapponendo le false virtù del nord Europa agli sprechi del Sud, e che così facendo hanno soppresso ogni sentimento di autentica appartenenza europea.
È rivelatrice la natura della Banca Centrale Europea (Bce) alla quale è stata delegata la sola competenza di controllare l’inflazione (a tutela dei creditori, vale a dire le fasce sociali più benestanti) invece di far crescere l’economia e ridurre la disoccupazione, principi perseguiti persino dalla sorella americana, la Federal Reserve.
Va detto che anche i cosiddetti sovranisti o populisti hanno creato false promesse, poiché dopo un anno di governo la contrapposizione a un’Europa tiranna si è ridotta a qualche decimale di spesa aggiuntiva, quando le necessità e le possibilità della nostra economia sarebbero ben altre.
Ricordiamo che l’Europa è cresciuta nel secondo dopoguerra (costruzione del welfare state, ampliamento dei diritti del lavoro, difesa del ruolo dello Stato-imprenditore e creazione di un vasto ceto medio), e l’Italia ne è stato uno dei più fulgidi esempi, perché l’iper-liberismo era stato tenuto a bada dalla forza dei lavoratori e dei ceti subalterni, una coscienza questa che R.M.I. intende contribuire a far risorgere.
La Ue nasce su basi esogene, pietra d’angolo di una costruzione che rispondeva all’esigenza di colmare il vuoto apertosi all’indomani della disgregazione del blocco di Varsavia, divenendo negli anni un mostro ibrido guidato da una tecnocrazia asservita al mondialismo iper-liberista. Bruxelles, d’altro canto, costituisce soltanto una delle sedi, importante ma non unica, di questa imponente opera di ingegneria politica al servizio di una globalizzazione bulimica.
In tale contesto, le elezioni europee del maggio 2019 non cambieranno il quadro di fondo, rendendo ancor più urgente una profonda rigenerazione degli obiettivi e delle priorità perseguibili da parte del popolo italiano. Il voto europeo non sarà però ininfluente. Il fatalismo poi non porta mai buoni frutti, poiché i cambiamenti vanno assecondati quando si muovono nella giusta direzione. Tuttavia, se le legittime istanze dei popoli europei erano state sino a ieri soppresse dalle oligarchie del continente (la negazione degli esiti del referendum greco del 2015 da parte della democratica UE rappresenta solo l’esempio più eclatante), tale oblio è reso ogni giorno più difficile dalla maggior consapevolezza che va diffondendosi in tutta Europa.
Che fare?
Lo sguardo di R.M.I. è rivolto innanzitutto agli gli sconfitti della globalizzazione, disoccupati, precari e sotto-salariati, orfani di rappresentanza politica, agli invisibili e ai marginali, agli ininfluenti e agli “atomizzati”.
Dopo la caduta del Muro del Berlino e l’avvio del capitalismo iper-finanziario basato su profitto a tutti i costi e speculazione globale, privo inoltre di ogni aggancio con l’economia reale, si è cominciato ad annullare, depotenziare e paralizzare i successi ottenuti in precedenza dalla classi medie e dai ceti proletari. E’ giunto ora il momento di re-invertire la rotta.
In primo luogo occorrerà lavorare affinché le classi subalterne possano riconoscersi in una battaglia comune. È fondamentale trovare gli strumenti per sconfiggere i detentori del racconto prevalente, quelli che tramite il controllo dei mezzi di comunicazione creano una realtà fatta di invenzioni e falsità. Lo svilimento delle condizioni di vita delle classi medie e proletarie viene ignorato dalla grande stampa. Talvolta il silenzio è più violento di una guerra.
Lo smantellamento dello stato sociale e lo svilimento dei diritti dei lavoratori vengono chiamati riforme strutturali. I poveri sono in crescita, come i disoccupati e i sottoccupati, mentre i precari vivono nell’incertezza, senza possibilità di costruirsi un futuro. Il racconto neoliberista colpevolizza poveri ed esclusi, giudicati incapaci di affrontare adeguatamente la sfida ineluttabile della competizione, mentre l’ascensore sociale è bloccato, e chi nasce povero lo rimarrà nonostante i suoi meriti, e viceversa.
L’ex premier inglese Margareth Thatcher affermava che “non esiste la società, esiste solo l’individuo”. Occorre invece costruire una società solida, creando legami duraturi, materiali e immateriali, all’interno della comunità, limitando il potere del denaro a favore dei beni comuni. La crisi italiana dei partiti storici, che ha raggiunto l’acme nei primi anni ’90, insieme alla crisi di rappresentanza dei sindacati, ha fatto vaporizzare la parte compatta della nostra società, a partire dal lavoro. Questo processo involutivo va arrestato, occorre ripoliticizzare la presenza dell’individuo nella società. Le decisioni da assumere devono sempre tener conto del loro valore politico, non essere assoggettate alle esigenze (o peggio ai vincoli) di natura economica o peggio di mero profitto.
In coerenza con quanto precede, il laboratorio politico/culturale Risorgimento Meridionale per l’Italia favorirà la graduale apertura di sezioni territoriali, che favoriscano una crescente consapevolezza di tali scenari, e in primis della tutela dei legittimi interessi di un popolo oggi abbandonato ai soprusi delle oligarchie dominanti.
Dobbiamo mirare a un nuovo ordine globale che recuperi il ruolo dello Stato nell’arena politica, poiché se lasciassimo fluttuare la nostra sfera politica e i nostri interessi economici nel mare indistinto del cosmopolitismo apolide la battaglia sarebbe persa in partenza, troppo diverso essendo il peso delle due masse critiche. Evitando ogni deriva nazionalistica, come detto sopra, occorrerà puntare a cambiare i rapporti di forza, avendo a mente l’importanza di collegamenti con movimenti similari in altri paesi europei.
R.M.I. rivolge infine un appello agli intellettuali, agli uomini di cultura e a tutti coloro che sono animati dalla passione affinché si uniscano a questo progetto, per costruire un nuovo equilibrio politico tra le classi (anche oltre la frontiera italiana), fondato sulla centralità della persona umana, sulla giustizia sociale, sul lavoro inteso quale centro di vita e diritti garantiti, sulla lotta alle disuguaglianze, alle discriminazione e alla sofferenza degli emarginati.
Occorrerà a tal fine vincere i dogmi di un giornalismo asservito alle oligarchie europee, che tramite la moneta unica crea povertà, disoccupazione e alienazione sociale nella maggioranza della maggioranza dei popoli del continente.
La mano invisibile del mercato che dovrebbe regolare le criticità e risolvere i problemi dell’economia, del lavoro e degli squilibri di ricchezza, è in realtà una mano ben visibile che tutela chi ha, contro chi non ha. Il ruolo dello Stato, di uno Stato diverso, democratico e trasparente, è il caso di ripeterlo, è dunque insostituibile.
Puntando a ripristinare il primato della politica - e quindi della democrazia - sull’economia e la tecnocrazia, R.M.I. intende rappresentare senza ambiguità gli interessi della sempre più affollata categoria dei subalterni, privata sia del necessario per vivere che degli strumenti di partecipazione indispensabili per ribaltare gli attuali rapporti di forza.
Risorgimento Meridionale si rivolge in buona sostanza a tutti coloro, donne e uomini, giovani e adulti, che rivendicano uno spazio per vivere come individui in una società moderna degna di questo nome.
Nessuno ceda allo sconforto o alla paura! Chi combatte per la giustizia e l’eguaglianza potrà essere sconfitto in qualche battaglia, ma sua sarà la vittoria finale. Ogni lunga marcia comincia con un piccolo passo, e l’inizio è ora!
Articolo 3 (OGGETTO — FINALITÀ E ATTIVITÀ)
L’associazione svolge la sua attività politica senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati, oltre che delle leggi. L’oggetto principale dell’attività, nonché il suo fine, è il ripristino delle garanzie costituzionali nella versione originale del 1948, con il conseguente riscatto della piena sovranità popolare, monetaria e della piena indipendenza dell’Italia quale Repubblica Democratica fondata sul lavoro. Sarà lo Stato a dover recuperare la funzione e il ruolo di imprenditore  e non solo regolatore del mercato, secondo il modello keynesiano in voga fino alla fine della prima repubblica caratterizzata da un’economia “mista”, nell’interesse pubblico per raggiungere la piena occupazione e il maggior grado di benessere possibile dei suoi cittadini, facendo fronte agli squilibri che dovessero sorgere dal settore privato. Ciò comporta, allo stato attuale, la necessità di recedere dai trattati europei ed adottare una propria moneta nazionale (anche sottoforma di titoli di Stato di piccolo taglio o Statonote) gestita dal Ministero dell’Economia e Finanze. La Costituzione della Repubblica Italiana dovrà essere sempre preminente a qualsiasi trattato, norma, regolamento e indicazione proveniente da qualsivoglia Istituzione, Stato, Organismo o Organizzazione sovranazionale ed extraterritoriale. Il vincolo del pareggio di bilancio dovrà essere abolito e ripristinato nella versione primigenia. I documenti ufficiali sviluppati dal Comitato Scientifico Nazionale ed approvati dall’Assemblea, non entrano nell’Atto Costitutivo e nello Statuto, ma costituiscono il Programma politico del Risorgimento Meridionale per l’Italia. Verranno prodotti dal Comitato Scientifico Nazionale specifiche proposte su dinamiche e problematiche d’attualità che faranno parte integrante delle attività dell’associazione. Ci poniamo inoltre quale soggetto di rappresentanza delle minoranze linguistiche storiche secondo il disposto della Legge n.482 del 15 dicembre 1999 ed in particolare ci prefiggiamo di preservare, tutelare e valorizzare il patrimonio linguistico culturale della lingua Arbereshe (Albanese antico) e Grecanica (Greco antico), ponendoci come organismo di coordinamento e di proposta.
Articolo 4 (SIMBOLO)
Il simbolo del Risorgimento Meridionale per l’Italia, riprodotto di seguito, è su sfondo azzurro, nel quale sono rappresentati cinque uomini in forma stilizzata fiammeggiante, rispettivamente di colore verde, bianco e rosso come la bandiera italiana, visti sia da destra che da sinistra. Alla base degli omini vi è uno spicchio di globo terrestre (bianco) con meridiani e paralleli di colore verde.
Sopra gli uomini vi è la scritta Risorgimento Meridionale (bordata superiormente e inferiormente da due archi di circonferenza) per l’Italia, di colore bianco.  
Articolo 5 (CANALI UFFICIALI DI COMUNICAZIONE)
Canali ufficiali di comunicazione e divulgazione del Risorgimento Meridionale per l’Italia sono il sito internet istituzionale www.risorgimentomeridionale.it (anche risorgimentomeridionale.com e risorgimento meridionale.org), la rivista telematica “Risorgimento Meridionale per l’Italia”. I canali social (facebook, twitter, telegram, youtube, vk, instagram). La scelta e l’utilizzo di altri canali di comunicazione sono rimessi al Consiglio Direttivo e l’eventuale modifica o implementazione di tali strumenti non comporterà modifica statutaria.
Articolo 6 (SOSTENITORI E SOCI)
Previa libera donazione, possono far parte dell’associazione, quali sostenitori, in numero illimitato, tutti i cittadini italiani (senza alcuna distinzione di sesso, razza, religione ed opinioni) che si riconoscono nello Statuto e ne condividono lo spirito e gli ideali ed intendono sostenere, collaborare personalmente per il raggiungimento dello scopo sociale. L’adesione all’associazione come semplice sostenitore non fornisce automaticamente diritto di voto per le elezioni degli organi sociali, essendo tale diritto riservato ai soli soci. Per diventare soci e dunque godere del diritto di voto è necessaria una richiesta scritta indirizzata al Consiglio Direttivo che dovrà approvarla. L’esclusione dall’associazione, anche per i soci, consegue all’accertamento di comportamenti manifestamente contrari ai principi ed agli scopi dello Statuto, del Manifesto, del Programma e dei Regolamenti ovvero elusivi e oggettivamente controproducenti rispetto agli stessi o per giusta causa: su tale esclusione provvede il Consiglio Direttivo, la cui decisione è basata sul principio di tassatività.
Articolo 7 (DIRITTI E DOVERI DEI SOCI)
Tutti i soci hanno diritto di partecipare alla vita del partito, esprimendo il proprio voto (se maggiorenni) nelle sedi deputate, e di essere informati sulle attività promosse dagli organi associativi; essi godono dell’elettorato attivo e passivo per la nomina degli Organi Direttivi. I soci sono tenuti ad osservare le disposizioni statutarie e regolamentari nonché le direttive e le deliberazioni che nell’ambito delle disposizioni medesime sono emanate dagli organi dell’Associazione. I soci sono tenuti al pagamento della quota annuale di iscrizione all’Associazione (e a rinnovarla entro due mesi di ogni anno solare). Gli aderenti svolgeranno la propria attività nell’Associazione in modo personale, volontario e gratuito, senza fini di lucro, anche indiretto, in ragione delle disponibilità personali. Il Consiglio Direttivo può, secondo le disponibilità finanziarie del Fondo comune, stabilire forme di rimborso spese per le attività programmate ed autorizzate che i soci siano incaricati di svolgere a sostegno operativo delle iniziative dell’associazione.
Articolo 8 (PERDITA DELLA QUALITÀ DI SOSTENITORE O DI SOCIO)
La qualità di socio si perde per: # Decesso. # Mancato pagamento della quota sociale entro due mesi di ogni anno sociale. # Dimissioni: ogni socio può recedere dall’Associazione in qualsiasi momento dandone comunicazione scritta al Consiglio Direttivo; tale recesso avrà decorrenza immediata. Resta fermo l’obbligo per il pagamento della quota sociale per l’anno in corso (entro due mesi di ogni anno solare). # Espulsione: il Consiglio Direttivo delibera l’espulsione, secondo le regole di procedura stabilite nel regolamento o per giusta causa. Gli associati che abbiano comunque cessato di appartenere all’Associazione non possono richiedere i contributi versati e non hanno alcun diritto sul patrimonio dell’Associazione stessa, come previsto dall’art. 37 del codice civile. La quota associativa è personale, non è rimborsabile e rivalutabile e non può essere trasferita a terzi ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte.
Articolo 9 (ORGANI DELL’ASSOCIAZIONE)
Sono organi dell’Associazione: a) l’Assemblea dei soci; b) il Consiglio Direttivo; c) il Presidente; d) Il Segretario-Tesoriere. Tutte le cariche elettive sono gratuite; è ammesso il solo rimborso delle spese documentate.
Articolo 10 (ASSEMBLEA DEI SOCI)
L’Assemblea regolarmente costituita rappresenta l’universalità degli associati e le sue deliberazione prese in conformità alla legge ed al presente statuto obbligano tutti gli associati. L’assemblea può essere ordinaria e straordinaria. All’Assemblea ordinaria dei soci spettano i seguenti compiti: – approvare il bilancio consuntivo e quello preventivo; – eleggere il Consiglio Direttivo; – ratificare la nomina dei sostituti dei membri del Consiglio Direttivo eventualmente cessati; – ratificare l’entità delle quote sociali annue stabilita dal Consiglio Direttivo; – deliberare su ogni altro argomento di carattere ordinario e di interesse generale posto all’ordine del giorno. All’Assemblea straordinaria dei soci spettano i seguenti compiti: – deliberare sulla trasformazione, fusione e scioglimento dell’Associazione; – deliberare sulle proposte di modifica dello Statuto; – deliberare su ogni altro argomento di carattere straordinario e di interesse generale posto all’ordine del giorno. L’Assemblea è il massimo organo deliberante.
Articolo 11 (VALIDITÀ DELL’ASSEMBLEA DEI SOCI)
L’assemblea è convocata presso la sede sociale o presso altra sede purché nel territorio nazionale almeno una volta all’anno, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale per l’approvazione del bilancio consuntivo e del bilancio preventivo. Essa deve inoltre essere convocata ogni qualvolta ciò venga richiesto dal Presidente dell’Associazione, da due membri del Consiglio Direttivo, dal Segretario, da un membro Garante o, su richiesta motivata, da almeno un decimo (1/10) dei soci che siano in regola con il pagamento delle quote associative. La convocazione è fatta dal Segretario dell’Associazione o da persona dallo stesso a ciò delegata, almeno sette giorni prima della data della riunione tramite posta elettronica a ciascun socio e a ciascun componente gli organi associativi, all’indirizzo dichiarato all’atto dell’iscrizione. L’avviso di convocazione deve contenere il giorno, l’ora e il luogo della prima e della seconda convocazione, nonché l’ordine del giorno. Hanno diritto di intervenire all’assemblea i soci in regola con il versamento della quota sociale.   Ogni socio (maggiorenne) ha diritto ad un voto. Le votazioni dell’Assemblea avverranno, su indicazione della stessa, per alzata di mano o per appello nominale. In nessun caso il voto potrà essere segreto. L’Assemblea Ordinaria e quella Straordinaria è presieduta normalmente dal Presidente, in caso di sua assenza o impedimento dal Vice-Presidente, in caso di assenza o impedimento di entrambi dal Segretario o Consigliere più anziano; il soggetto che presiede nomina un segretario verbalizzante; l’assemblea Ordinaria e Straordinaria è validamente costituita in prima convocazione con la presenza del 50% (cinquanta per cento) più uno dei soci, in seconda convocazione qualunque sia il numero dei soci presenti. L’Assemblea Ordinaria delibera validamente, sia in prima che in seconda convocazione, con la maggioranza del 50% (cinquanta per cento) più uno dei presenti su tutte le questioni poste all’ordine del giorno. Tra la prima e la seconda convocazione deve intercorrere almeno (1) un'ora. I verbali devono essere firmati dal Segretario e dal verbalizzante. Per deliberare lo scioglimento dell’associazione e la devoluzione del patrimonio, occorre il voto favorevole di almeno tre quarti degli associati. Tutte le delibere assembleari e i rendiconti, sono consultabili dai soci. Ogni socio ha diritto di informazione e di controllo stabiliti dalle Leggi, ha diritto di accesso ai documenti, delibere, bilanci, rendiconti e registri dell’Associazione.
Articolo 12 (CONSIGLIO DIRETTIVO)
1) Il Consiglio Direttivo, quale organo esecutivo e gestionale dell’Associazione è composto da un minimo di tre membri, inclusi il Presidente, il Vice-Presidente e il Segretario. I componenti sono eletti dall’Assemblea secondo le regole elettorali previste dal regolamento. 2) Il numero dei membri componenti il Consiglio è stabilito dall’assemblea che nomina il Consiglio stesso. 3) I membri del Consiglio Direttivo durano in carica sino a un massimo di tre anni e sono rieleggibili; se il Consiglio è nominato nel corso dell’anno solare, questo è computato per intero nel periodo di durata dell’incarico. 4) Se vengono a mancare uno o più componenti, il Consiglio Direttivo provvede a sostituirli nominando al loro posto il socio o soci che nell’ultima elezione assembleare seguono nella graduatoria della votazione relativa a ciascuna distinta categoria. 5) In ogni caso i componenti nominati a seguito di elezioni suppletive scadono insieme a quelli che sono in carica all’atto della loro nomina. 6) Se vengono a mancare la maggioranza dei componenti effettivi del Consiglio, il Presidente deve convocare l’Assemblea per nuove elezioni. 7) Il Consiglio Direttivo ha il compito di promuovere e attuare ogni iniziativa volta al conseguimento degli scopi sociali. 8) Al Consiglio Direttivo compete inoltre di assumere tutti i provvedimenti necessari per l’amministrazione ordinaria e straordinaria, l’organizzazione e il funzionamento dell’Associazione, l’assunzione eventuale di personale dipendente; di predisporre il bilancio consuntivo e preventivo dell’Associazione, sottoponendolo poi all’approvazione dell’Assemblea; di stabilire le quote annuali dovute dai soci. 9) Il Consiglio Direttivo può demandare ad uno o più consiglieri lo svolgimento di determinati e specifici incarichi o responsabilità. 10) Il Consiglio Direttivo stilerà un apposito regolamento che, conformandosi alle norme del presente statuto, dovrà regolare gli aspetti pratici e particolari della vita dell'associazione. Detto regolamento dovrà essere sottoposto per l’approvazione alla prima assemblea dei soci. Il Consiglio Direttivo, sentito il parere dei Fondatori-Garanti, autorizza l’uso del simbolo del Risorgimento Meridionale per l’Italia in elezioni amministrative e regionali; autorizza candidature in liste civiche di soci del Risorgimento Meridionale per l’Italia; delibera la partecipazione ad alleanze elettorali per le elezioni politiche; autorizza l’uso del simbolo e delle denominazioni dell’Associazione. Spetta al Consiglio Direttivo l'approvazione per l'ingresso dei membri del Comitato Scientifico Nazionale e di rappresentanza internazionale.
Articolo 13 (DELIBERAZIONI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO)
Il Consiglio Direttivo si riunisce, anche in tele o video conferenza, su convocazione del Presidente con cadenza in linea di principio mensile, oppure quando ne facciano richiesta scritta almeno due membri del Consiglio stesso, o per urgenti esigenze organizzative. Il Consiglio è validamente costituito anche in difetto di convocazione qualora siano presenti, anche per tele o video conferenza, tutti i suoi membri in carica. Ogni membro del Consiglio Direttivo dovrà essere invitato alle riunioni almeno tre giorni prima; solo in caso di urgenza il Consiglio Direttivo potrà essere convocato nelle ventiquattro ore. La convocazione della riunione può essere fatta a mezzo posta elettronica, sms o telegramma. L’avviso di convocazione dovrà indicare il luogo, la data e l’ora di convocazione e gli argomenti posti all’ordine del giorno. Saranno ammesse convocazioni anche per posta elettronica, che anzi dovranno divenire la norma. Per la validità della riunione del Consiglio Direttivo, che avviene in un’unica convocazione, è necessaria la presenza della maggioranza dei membri dello stesso. La riunione è presieduta dal Presidente dell’Associazione o, in caso di sua assenza dal Vice-Presidente, o in assenza di quest’ultimo dal segretario o da altro membro del Consiglio più anziano per partecipazione all’associazione. Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei voti dei presenti; in caso di parità prevale il voto di chi presiede. Le adunanze del Consiglio e le sue deliberazioni sono valide, anche senza formale convocazione, quando intervengono tutti i consiglieri in carica. Delle deliberazioni stesse sarà redatto verbale sottoscritto dal Presidente.
Articolo 14 (PRESIDENTE e VICE-PRESIDENTE)
Il Presidente è eletto dall’Assemblea dei Soci e dura in carica quanto il Consiglio di cui fa parte. Il Presidente presiede il Direttivo, controlla l’attività del Segretario-Tesoriere e si concerta con i Fondatori-Garanti con i quali collabora nell’attuazione degli scopi sociali. Il Presidente può chiedere l’intervento del Consiglio Direttivo in caso di violazione dello Statuto da parte di un organo o di un socio. Il Presidente rappresenta esternamente il partito e ha la rappresentanza legale e giudiziale ed è il garante della linea politica. Ha il potere, delegabile per iscritto, di aprire e chiudere conti correnti bancari intestati all’Associazione. In caso di sua assenza o impedimento le sue funzioni spettano al Vice-Presidente, anch’esso eletto dal Consiglio Direttivo fra i suoi membri o, in assenza, al segretario o al consigliere più anziano.
Il Vice-Presidente coadiuva o sostituisce il Presidente in caso di assenza o impedimento e assume i compiti che gli possono essere delegati da questo.
Articolo 15 (SEGRETARIO-TESORIERE)
Il Segretario-Tesoriere è eletto dall’Assemblea dei soci e dura in carica quanto il Consiglio di cui fa parte. Egli convoca l’Assemblea e il Consiglio Direttivo, vigila sull’esecuzione delle delibere dell’Assemblea e del Consiglio Direttivo. Il Segretario ha i poteri della normale gestione ordinaria dell’Associazione e gli potranno essere delegati altresì eventuali poteri che il comitato direttivo ritenga di delegargli, anche di straordinaria amministrazione.
Presiede alla gestione amministrativa e contabile dell’Associazione redigendone le scritture contabili, provvedendo al corretto svolgimento degli adempimenti fiscali e contributivi e predisponendone, in concerto con gli altri membri del Consiglio Direttivo, il bilancio consuntivo e quello preventivo. Il Segretario-Tesoriere, in armonia con gli indirizzi programmatici del Consiglio è deputato all’ordinaria amministrazione. Al Segretario-Tesoriere spetta anche la funzione del periodico controllo delle risultanze dei conti finanziari di cassa, banca, crediti e debiti e l’esercizio delle operazioni di recupero dei crediti esigibili.
Articolo 16 (RISORSE ECONOMICHE e PATRIMONIO)
Le risorse economiche per il conseguimento degli scopi ai quali il partito è rivolto e per sopperire alle spese di funzionamento saranno costituite: a) dalle quote sociali annue stabilite dal Consiglio Direttivo, oltre che dai contributi annuali, anche straordinari o volontari, dei sostenitori; b) da contributi della Stato, delle Regioni, di enti locali, di enti o di istituzioni pubblici, anche finalizzati al sostegno di specifici e documentati programmi realizzati nell’ambito dei fini statuari; c) da eventuali proventi derivanti da attività associative (manifestazioni e iniziative); d) da ogni altro contributo, compresi donazioni, lasciti e rimborsi dovuti a convenzioni, che soci, non soci, sostenitori, enti pubblici o privati, persone fisiche o giuridiche, altre associazioni, organismi internazionali diano per il raggiungimento dei fini dell’associazione.
Articolo 17 (BILANCIO)
L’anno sociale e l’esercizio finanziario iniziano il primo gennaio e si chiudono il trentuno dicembre di ogni anno. Il Consiglio Direttivo dovrà predisporre, su proposta del Segretario-Tesoriere il bilancio consuntivo e preventivo da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio.
Articolo 18 (SCIOGLIMENTO)
Lo scioglimento dell'associazione è deliberato, su proposta del Consiglio Direttivo, dall’Assemblea straordinaria dei soci, che, nella delibera medesima, nomina contestualmente anche i liquidatori. Il patrimonio residuo sarà devoluto ad altre associazioni, partiti o movimenti con finalità analoghe o a fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’art.3, comma 190 della legge 23 dicembre 1996, n.662 , fatta salva diversa destinazione imposta dalla legge. Ove previsto si applicheranno le disposizioni del D.L. 28-12-2013, n.149 e della Legge 21-02-2014, n.13
Articolo 19 (NORME FINALI)
La decisione su qualsiasi controversia che potesse sorgere tra gli associati, o tra costoro e l’Associazione o gli organi della stessa, eccetto quelle che per legge non sono compromissibili con arbitri, sarà deferita al giudizio del Consiglio Direttivo. Per quanto non contenuto nel presente statuto, valgono le norme ed i principi del codice civile e delle altre leggi dello Stato italiano in quanto applicabili. Ai fini del conseguimento del trattamento tributario di cui all’art.148 comma 8 D.P.R. n.917/1986 e art.4 del D.P.R. n.633/1972: – è fatto divieto di distribuire anche in modo indiretto, durante la vita dell’associazione, sotto qualsiasi forma, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale, salvo diversa destinazione imposta dalla legge. E' fatto obbligo di devolvere il patrimonio ad altra associazione con scopi simili e comunque ai fini di pubblica utilità (salvo eccezioni imposte dalla legge). I soci autorizzano fin da ora le modifiche di carattere formale che si rendessero necessarie al momento della riproduzione dell’Atto Costitutivo e dello Statuto nella forma dell’atto pubblico, ferma la libertà del Consiglio Direttivo di decidere se procedere o meno alla stipulazione dell’atto pubblico.

Firmato
 Soci Fondatori R.M.I.
 

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